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Non chiamatelo industrial né tanto meno vintage! E’ una tendenza nell’interior molto diffusa ma di difficile identificazione lessicale che nulla ha a che spartire con atmosfere post-industriali o con l’accumulo  compulsivo di vecchi e inutili oggetti; a me piace chiamarlo RAW style.

Qualche esempio per comprendere immediatamente il concetto:

Piccola pasticceria a Parigi, “Libertè” il bancone in marmo bianco dalle nette geometrie contrasta armoniosamente con le strutture del locale lasciate “a rustico”.

Ristorante Mercato (Shanghai) opera del pluripremiato studio di architettura Neri & HU (se non li conoscete date un’occhiata al loro sito!!!)

Ristorante caffè Stork in Amsterdam di Soluz and Cube Architects

E’ la poetica del rumore di fondo ad animare questi ambienti, come un’eco di epoche lontane che fa da scenario alle attività che ivi si svolgono. In questi luoghi avviene un totale scollamento tra contenitore e contenuto che mette in contrasto/dialogo l’involucro con tutto ciò che è al suo interno. Per usare una metafora teatrale l’attenzione (progettuale) si sposta interamente sulla rappresentazione ponendo la scenografia apparentemente in secondo piano, facendola sembrare inesistente.

E’ l’occasione per il progettista di concentrarsi soltanto sull’arredo e sugli elementi distintivi del locale, come il bancone in marmo del “Libertè” o sedie, tavoli e divanetti del “Mercato”.

ecco altri esempi:

Probabilmente non tutti gli ambienti sono adatti ad essere interpretati con una simile visione ma quando è possibile il risultato è molto suggestivo e poetico. Altro che forzature in stile industriale o esagerazioni brocantesche da rigattiere. Luoghi veri col fascino del tempo passato e la cura per il dettaglio del nuovo; ambienti  dai contrasti ricercati e mai scontati.

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